Il sole cocente di Venezia e le alte temperature della giornata non hanno certo tolto fascino né voglia alla mia visita di Le Dumont d’Urville, la raffinata unità della classe Explorer di Ponant attraccata al Terminal San Basilio. La nave si trova nel Mediterraneo per una serie di crociere itineranti durante la stagione estiva.
Fin dal primo sguardo è chiaro che non ci si trova di fronte a una nave da crociera tradizionale. Le Dumont d’Urville non vuole stupire con numeri giganteschi o attrazioni spettacolari. La sua forza è un’altra: promettere il privilegio di arrivare dove gli altri non arrivano.
Mentre camminavo lungo i suoi ponti continuavo a immaginare scenari completamente diversi da quello veneziano che avevo davanti agli occhi: iceberg alla deriva in Antartide, piccoli villaggi della Groenlandia, fiordi islandesi avvolti nella nebbia, spiagge remote della Polinesia o le coste selvagge del Kimberley australiano. È proprio questo il fascino di questa nave: ogni dettaglio sembra ricordarti che è nata per esplorare il mondo, non semplicemente per attraversarlo.
Le Dumont d’Urville trasmette immediatamente la sensazione di uno yacht privato di lusso più che quella di una nave da crociera. Le dimensioni contenute, 131,5 metri di lunghezza con 92 tra cabine e suites, contribuiscono a creare un’atmosfera rilassata e raccolta, dove il mare rimane sempre il protagonista assoluto.
Anche gli interni seguono questa filosofia. Nessun eccesso, nessuna ricerca della spettacolarità fine a sé stessa. Gli ambienti sono eleganti, luminosi e raffinati, con grandi vetrate che accompagnano continuamente lo sguardo verso l’esterno. Quarta di sei navi gemelle, inaugurata nel 2019 è stata costruita nei Cantieri navali VARD tra Romania e Norvegia e batte orgogliosamente bandiera francese essendo registrata a Mata Utu capitale del territorio francese d’oltremare di Wallis e Futuna nell’Oceano Pacifico. Qui si ha la sensazione di essere ospiti di una residenza sul mare più che passeggeri di una nave.
Le cabine e suite seguono perfettamente la filosofia della nave: eleganza senza ostentazione e un rapporto continuo con il mare. Tutte le sistemazioni sono esterne e dispongono di un balcone privato, elemento che su una nave d’esplorazione assume un valore ancora maggiore rispetto a una crociera tradizionale. Le cabine entry level sono le Balcony Stateroom da 19mq situate ai ponti 3 e 4.
Le Deluxe Suites da 27mq rappresentano la soluzione ideale per chi desidera vivere pienamente l’esperienza Ponant senza rinunciare al comfort. Gli spazi sono ben studiati e l’atmosfera richiama quella di una raffinata camera d’hotel affacciata sull’oceano.
Salendo di categoria si incontrano le diverse tipologie di suite, pensate per chi desidera ancora più spazio e privacy durante spedizioni che possono durare anche diverse settimane. Le Prestige Suiteda 38mq e le Privilege Suite da 32mq possono ospitare fino a tre ospiti e offrono ambienti più generosi e terrazze ideali per godersi panorami che difficilmente si dimenticano: un ghiacciaio che si avvicina lentamente, un branco di balene all’orizzonte o il sole che tramonta dietro i fiordi.
La Grand Suite da 45mq in grado ospitare fino a quattro persone è il preludio alla sistemazione piùspettacolare: la Owner’s Suite, di medesima metratura è la sistemazione più esclusiva della nave. Qui l’atmosfera è quella di un vero appartamento privato sul mare, con ampi spazi interni e una terrazza con Jacuzzi che diventa quasi un osservatorio privilegiato sul mondo.
Personalmente ho apprezzato molto l’approccio scelto da Ponant. Non si è cercato l’effetto “wow” attraverso dimensioni esagerate o arredamenti appariscenti, ma piuttosto un’eleganza discreta e senza tempo, perfettamente coerente con il tipo di viaggio che questa nave propone. In fondo, durante una spedizione in Antartide o tra i fiordi della Groenlandia, il vero spettacolo non è dentro la cabina ma appena oltre la vetrata del balcone. E le sistemazioni di Le Dumont d’Urville sembrano essere state progettate proprio con questa idea in mente: offrire il massimo comfort senza mai rubare la scena alle destinazioni che si stanno esplorando.
Anche gli spazi comuni riflettono questa idea di viaggio lento e contemplativo. Le lounges invitano a fermarsi, leggere un libro, osservare il panorama o semplicemente lasciarsi accompagnare dal ritmo della navigazione. Una filosofia molto diversa rispetto a quella delle grandi navi resort dove spesso è la nave stessa a diventare la destinazione.
L’ambiente che mi ha incuriosito maggiormente è stato senza dubbio il Blue Eye, il celebre salone multisensoriale in grado di ospitare fino a 30 ospiti situato sotto la linea di galleggiamento. Ispirato ai fanoni e all’occhio della balena è un tributo al famoso sottomarino Nautilus del celebre romanzo “20.000 Leghe Sotto i Mari” di Jules Verne. Grandi schermi a Led permettono la visione sottomarina dal vivo dei fondali trasmessi da tre telecamere. Composizioni musicali e suoni marini captati da idrofoni esterni vengono diffusi nell’ambiente. L’idea di poter osservare e ascoltare il mondo sommerso mentre si naviga rappresenta perfettamente lo spirito di Ponant: non limitarsi a visitare una destinazione, ma viverla con tutti i sensi.
Anche la proposta gastronomica segue la stessa linea elegante e discreta che caratterizza tutta la nave. Due ristoranti, il Nautilus al ponte 4 in grado di accogliere anche tutti insieme i 184 ospiti propone cucina gourmet francese ed internazionale aperto per colazione pranzo e cena, e il Nemo, al ponte 3, il ristorante grill da 70 posti aperto per colazioni, pranzi a buffet e cene tematiche.Servizio attento e quell’inconfondibile tocco francese che accompagna l’esperienza senza mai risultare ostentato.
Ma probabilmente il vero simbolo di Le Dumont d’Urville sono i suoi 9 Zodiac. Vederli sistemati a bordo al ponte 7 significa capire immediatamente quale sia la vera anima della nave. Non sono semplici tender: questi gommoni inaffondabili sono il mezzo che permette agli ospiti di sbarcare su spiagge deserte, avvicinarsi ai ghiacciai, raggiungere baie isolate o osservare la fauna selvatica da vicino. Sono loro ad aprire la porta verso esperienze che una nave tradizionale non potrebbe mai offrire.
Le Dumont d’Urville appartiene ad una flotta di sei navi gemelle che condividono la stessa filosofia di viaggio: Le Lapérouse, Le Champlain, Le Bougainville, Le Bellot e Le Jacques-Cartier. Ognuna prende il nome da un famoso esploratore francese. Questa nave nello specifico è dedicata a Jules Sébastien César Dumont d’Urville, ammiraglio ed esploratore della marina francese vissuto tra il 1700 ed il 1800 che esplorò il Pacifico, Australia e Antartide. Navi diverse dalle classiche unità da crociera e pensate per viaggiatori curiosi, amanti della scoperta e dell’autenticità.
Lasciando la nave, con il caldo veneziano che continuava a dominare la giornata, mi è rimasta soprattutto una sensazione: questa non è una nave costruita per chi cerca la vacanza tradizionale. È una nave per chi sogna l’orizzonte, per chi vuole vedere gli iceberg dell’Antartide riflettersi nell’acqua immobile, per chi desidera navigare tra i fiordi della Groenlandia o raggiungere luoghi che spesso esistono soltanto nei documentari e nei libri di viaggio. Probabilmente un po’ sprecata qui nel nostro Mediterraneo dove sta effettuando per lo più crociere culturali.
Perché il vero lusso, a bordo di Le Dumont d’Urville, non è il marmo, non è il servizio impeccabile o la cucina raffinata. Il vero lusso è poter poi dire: “Sono arrivato fin lì.”
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