Dimenticate l’idea della crociera tradizionale. A bordo dei velieri Star Clippers il viaggio assume un altro significato: più autentico, più intimo, più emozionante. Attraverso l’esperienza vissuta in prima persona dalla apprezzata giornalista del Corriere della Sera Beba Marsano, saliamo a bordo e scopriamo cosa rende queste navigazioni così speciali…
Sui velieri Star Clippers, antichi per filosofia e moderne per tecnologia, le crociere durano in media sette giorni: i percorsi e i servizi.
Quando le note di Vangelis si sparpagliano nel vento, è segno che si salpa. Tutti in coperta, naso all’insù, per lo spettacolo dei 3365 metri quadri di vele issate a forza di braccia sul crescendo di Conquest of Paradise. Colonna sonora del kolossal di Ridley Scott, che qui dà un carico di solennità a gesti antichi quanto Ulisse.
Si prende il largo così sui velieri Star Clippers. Tre gioielli del mare – i quattro alberi gemelli Star Flyer e Star Clipper più l’ammiraglia a cinque alberi Royal Clipper – replica di quei gloriosi vascelli che dominarono gli oceani nell’età d’oro della vela. A resuscitarli, oltre un quarto di secolo fa nei cantieri di Gent e Rotterdam, un purista della navigazione come Mikael Krafft, imprenditore svedese diventato armatore per sfida romantica: solcare i flutti su legni dal fascino fin de siècle, eleganti come un relais e intimi come uno yacht.
Tall ship antiche per filosofia, moderne per servizi e tecnologia, dove il tocco di Donald Starkey, guru dell’interior design nautico, fa incontrare il gusto old navy con lo stile edoardiano. Lupo di mare e gentiluomo. Tris di regine per un concept di crociera lontano anni luce da quello di navi in forma di città che sono i nuovi mostri galleggianti.
Qui piccolo è bello. Poche manciate di passeggeri (massimo 166 e 227), niente code né divertimento forzato, vita di bordo in presa diretta col mare, scali in angoli di mondo – al di qua e al di là dell’Atlantico – spesso inaccessibili ai grandi scafi. Si veleggia a ridosso della costa, ci si insinua nel cuore degli arcipelaghi, si toccano porticcioli defilati, quasi segreti, per una vacanza che ha il sapore della scoperta. La sera niente discoteche o show simil Broadway, ma cinema al chiaro di luna. Il vero lusso è questo. Si aggiunga poi l’influsso dei suoni bianchi – lo sciabordio dell’onda e lo sbattimento (termine tecnico) delle vele al vento – potenti antistress naturali. Rilassano, distendono, conciliano il sonno. In cabina si dorme come pargoli in culla.
Dopo l’inverno tra Caraibi e Centro America la flotta è tornata a vele spiegate nel Mediterraneo: 15-20 notti sotto le stelle per la traversata oceanica d’inizio e fine stagione, viaggio che accomuna in un unico sogno appassionati di mare e spiriti inclini alla contemplazione.
Nel mare nostrum Star Clippers disegna una geografia fuori rotta. In Turchia si risale il fiume Dalyan; nell’Egeo si getta l’ancora nel misticismo di Patmos, dove Giovanni scrisse l’Apocalisse; alle Eolie si fa il periplo di Stromboli e in Grecia del Monte Athos, per scrutare dall’acqua quei monasteri-fortezza ortodossi il cui accesso è complicato per gli uomini e tassativamente vietato alle donne. È una delle novità dell’estate insieme all’esplorazione delle coste italiane tra Adriatico e Ionio: tappe a Pesaro, Barletta, Monopoli, Otranto e pure a Crotone per andare alla scoperta di quella ’Scozia mediterranea’ che per lo scrittore inglese Norman Douglas era l’altopiano della Sila.
E nei giorni in mare aperto? Ci si abbandona ai piaceri lenti, in sintonia con i ritmi naturali e al netto di distrazioni digitali (il wi-fi a pagamento è deterrente efficace). Una tazza di tè (sempre a disposizione) mentre lo sguardo vaga all’orizzonte, un libro dalla biblioteca di bordo, un salto sul ponte di comando per un occhio alla rotta e poi la scelta di un lettino, all’ombra o in pieno sole, per le conferenze en plein air – parole accordate a un alito di brezza – sulla storia della marineria, della pirateria, dell’astronomia nautica. Magari un tuffo in piscina o, nelle crociere a tema, una sessione di yoga. E, per un pizzico di adrenalina, l’ebbrezza di salire sull’albero maestro fino alla prima piattaforma di osservazione, a 30 metri di altezza, e stendersi a prua sulla rete del bompresso, sospesi tra due blu, dell’acqua e del cielo. Intanto la vita a bordo procede come una volta. I marinai lucidano gli ottoni, sistemano il sartiame, rammendano le vele.
Sull’ammiraglia – nel Guinness dei primati quale nave a vele quadre più grande al mondo – ben venti uomini si occupano dei 5000 metri quadri di velatura. In mare è una visione maestosa. Si naviga a vela, ma con venti contrari si accendono i motori nel rispetto di tempi e programmi. Le crociere – che si prenotano attraverso agenzia (partner ufficiale della compagnia è Home and Away di Pavia, specializzata in crociere di lusso, spedizioni in Artico e Antartico, viaggi e servizi su misura) – durano in media sette giorni. E allo sbarco è come se fossimo stati tutti a Itaca. L’Itaca di Konstantinos Kavafis, grande voce della poesia greca moderna, che nella lirica più famosa dice che la destinazione è un pretesto e il viaggio stesso la meta.